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Il Lotto e il SuperEnalotto sono giochi fatti di storia, di sogni, di
attesa e ... di vincite!
Se vuoi scoprire tutti i segreti di questi giochi dalle origini fino a
oggi, allora hai trovato ciò che stavi cercando!
Qui troverai tutte le informazioni che desideri e tutti gli strumenti
utili per giocare al Lotto e al SuperEnalotto divertendoti.
Per iniziare parliamo un pò di storia…
IL GIOCO DEL LOTTO
Tutti sanno che il Lotto rappresenta uno dei giochi a premi più
antichi della nostra penisola, ma dove è nato il gioco del Lotto?
A Napoli diranno in molti?
Risposta logica, ma sbagliata! In realtà è nato a Genova.
Forse molti non sanno nemmeno che il Lotto alla sua nascita non si chiamava
così.
La parola "lotto", di antichissima origine germanica, esisteva
già molto prima del gioco stesso e designava, in genere, giochi
a sorte basati su un'estrazione. Il vocabolo, infatti, veniva usato per
chiamare l'oggetto, simile a un disco o a un ciottolo, che veniva estratto
o gettato per decidere, sotto l'influsso divino, divisioni di proprietà
e simili.
Il Gioco del Lotto, però, almeno nella formula che conosciamo in
Italia, deriva direttamente da una pratica che si teneva a Genova nel
XVI secolo e che, perfezionata con l'andare del tempo, fu successivamente
estesa a tutta la nostra Penisola. Si trattava di scommettere sui nomi
di personaggi "eleggibili" a cariche pubbliche. Proibito e clandestino
agli inizi, il gioco divenne legale nella Repubblica marinara nel 1576,
grazie ad una legge costituzionale che stabilì che il Maggior Consiglio
della Repubblica potesse eleggere 120 padri fra i cittadini più
meritevoli "per prudenza, per virtù i migliori", i cui
nomi venivano immessi in un'urna detta Seminario o Seminajo, dalla quale
ne venivano estratti cinque, due volte l'anno.
L'uso di scommettere sulle estrazioni si chiamò, quindi, Giuoco
del Seminario.
Agli appassionati e numerosi scommettitori veniva data l'occasione di
tentare la sorte con un'estrazione di cinque nomi (casi favorevoli) su
centoventi imbussolati (casi possibili). Dapprima le scommesse nacquero
spontaneamente tra singoli, ma ben presto ci fu chi accettò scommesse
da più persone e, infine, si formarono società che tenevano
banco a particolari condizioni e che costituirono le prime regole del
gioco.
I primi gestori del gioco non si limitarono ad accettare le scommesse
solo su un nome, ma si diedero a scommettere su due e anche tre nomi,
dando vita alla diversificazione delle giocate in "estratti",
"ambi" e "terni" che, per parecchio tempo, furono
le sole combinazioni su cui si basò il gioco.
Ancora proibito a più riprese per il dilagare delle scommesse "clandestine",
solo nel XVII secolo i Serenissimi Collegi, su proposta della Camera (un
Ministero delle Finanze dell'epoca), ribadirono la proibizione del gioco
ma, Allo stesso tempo, previdero che il Seminario potesse essere tenuto
da chi ne avesse ottenuto la licenza, dietro pagamento di un diritto concessionario.
Dovendo rendere conto di un giro di affari sempre più crescente,
i "tenitori" del gioco pensarono di cautelarsi contro il rischio
di pagare eventuali vincite che fossero superiori all'incasso, costituendo
un fondo premi chiamato "Monte delle scommesse" da ripartire
fra i vincitori, lasciando così assicurato agli organizzatori il
margine di guadagno preventivato. Qualora nessun nome fosse stato indovinato,
e questo accadeva piuttosto spesso, le poste venivano restituita (naturalmente
private dell'aggio acquisito dal tenitore), oppure le somme per premi
non distribuiti si sommavano al montepremi dell'estrazione successiva.
Era ormai nato il gioco del Lotto.
La sua fama raggiunse presto tutta la Penisola e le scommesse iniziarono
ad arrivare anche dagli altri Stati Italiani. Gli innegabili elementi
di attrattiva che presentava il gioco di Genova, il mordente della scommessa
e il miraggio di conseguire con la medesima posta diversi guadagni attraverso
un gioco vario di probabilità, portarono il Lotto ad una diffusione
vastissima e ad un ingente giro di scommesse.
Con un secolo di ritardo rispetto a Genova, il Lotto approdò anche
a Napoli. Come quello genovese, il gioco fu chiamato inizialmente "Seminario
di Napoli", ma ben presto stabilì la sua originalità
diventando "Nuovo Lotto di Napoli".
La prima estrazione avvenne nel 1682. Ma si trattò di una nascita
disordinata e lenta: dalle prime estrazioni con cadenza annuale, si passò
lentamente alle due e alle tre estrazioni all'anno. Nel 1689 il gioco
fu abolito, finché nel 1713 fu definitivamente ristabilito con
tre estrazioni annuali, che furono portate a nove nel 1737. Nel 1774,
alle nove estrazioni se ne aggiunsero altre nove del lotto di Roma, finché
nel 1798 fu stabilito che tutte le diciotto estrazioni fossero fatte nella
città di Napoli. Nel 1804 le estrazioni furono portate a 24. La
gestione del gioco fu effettuata fino al 1798 con il sistema dell'appalto,
per poi passare sotto la giurisdizione di una Amministrazione speciale.
Sotto la dominazione francese il gioco continuò ad effettuarsi
con regolarità e nel 1807 fu istituita una "regia interessata"
affidata all'imprenditore Carlo Emanuele Guebard di Soletta, per la durata
di sei anni, dietro pagamento di un canone annuo di duecento ottantasei
mila ducati, oltre alla compartecipazione del governo sugli utili in maniera
preventivamente stabilita.
Nel 1810 il contratto venne però sciolto per le gravi perdite subite
dall'appaltatore. Il gioco fu, così, nuovamente amministrato direttamente
dal governo. Intanto le estrazioni erano diventate 26 nel 1811.
Ferdinando IV di Borbone, con decreto del 26 marzo 1826, ordinava il lotto
in servizio autonomo con la denominazione di "Amministrazione de'
Regali Lotti" con a capo un Direttore Generale, sotto gli ordini
e alle dipendenze del Ministero delle Finanze.
Nel 1817 il numero delle estrazioni fu portato a cinquanta, delle quali
venticinque dette ordinarie e venticinque straordinarie. I ricevitori
venivano chiamati "prenditori" o "postieri" e le ricevitorie
"posti" o "botteghini". Questi ultimi, nel 1843, erano
circa mille, distribuiti in tutto il territorio del Regno, esclusa la
Sicilia.
Le estrazioni si svolgevano ogni sabato a Napoli, con grande solennità
e pompa, nel Palazzo della "Vicaria", ove sedevano i tribunali,
in una grande sala, appositamente addobbata e nella quale veniva innalzato
un palco in cui prendevano posto le autorità della Gran Corte dei
Conti, in toga. Due persone del popolo venivano chiamate sul palco per
assistere alle operazioni.
Il Lotto a Napoli continuò a prosperare nonostante alcune interruzioni
(nel 1861 anche Garibaldi ne decretò l'abolizione), fino ad acquistare,
in seguito, il primato come gettito fra tutte le province italiane dopo
l'unificazione (ecco forse spiegato il motivo per il quale il Lotto viene
considerato un gioco inventato a Napoli).
Al momento in cui il Lotto penetrò negli Stati Pontifici non mancarono,
data la funzione morale di Santa Romana Chiesa, gli energici divieti contro
l'uso del gioco. Già nel 1666 papa Alessandro VII Chigi, su sollecitazione
di Filippo IV re di Spagna che, allarmato per il diffondersi del Lotto
nei suoi domini, aveva chiesto a Roma di intervenire affinché il
gioco fosse vietato sotto il profilo religioso, aveva emanato una bolla
di proibizione. Il Lotto venne condannato quale peccato gravissimo e contro
i giocatori si comminava la pena della scomunica ipso facto incurrenda.
Altre proibizioni seguirono al divieto di papa Fabio Chigi: nel 1676 e
nel 1685 sotto il pontificato del beato Innocenzo XI; nel 1696, con Innocenzo
XII; nel 1702, nel 1704 e 1719 con papa Clemente XI che giunse perfino
a promulgare un'enciclica l'11 gennaio 1704. Di Papa Clemente XI di narra
che avesse incessantemente e assiduamente vigilato per la totale distruzione
dei "lotti in Roma e in tutto il suo Stato volendo onninamente porre
freno all'ostinata temerarietà di simili contravventori e dare
rimedio opportuno a sì gravi pregiudizi, e ottenere l'intiera estirpazione
ad un delitto cotanto pernicioso".
Ma, così come si era verificato per altri Stati, ogni buona volontà
dei Pontefici romani nella lotta contro il Lotto ebbe risultati scarsissimi.
Il gioco clandestino prosperava e procurava danni ingenti non solo ai
giocatori - che spesso venivano truffati da speculatori senza scrupoli
- ma anche allo Stato - che assisteva agli spostamenti di grossi capitali
verso gli Stati in cui il Lotto era permesso. Per trovare un rimedio a
questa situazione, Clemente XI delegò lo studio della materia ad
una apposita Congregazione di teologi e canonisti con a capo il cardinale
Tolomei. La commissione d'inchiesta giunse alla conclusione che non si
sarebbe dovuto permettere "ne in Roma, ne altrove dello Stato Ecclesiastico
l'uso di simili giuochi, se non sotto le condizioni e cautele, e con il
regolamento dalla medesima Congregazione proposto e insinuato".
Innocenzo XIII, suo successore, dichiarò quindi l'ammissibilità
del gioco del Lotto. Con un editto del 19 luglio 1721, Monsignor Falconieri
- Governatore di Roma e Vice Camerlengo di Santa Romana Chiesa - ne diede
pubblica notizia, avvertendo che rimanevano in vigore i precedenti bandi
che vietavano la partecipazione ai lotti stranieri.
L'istituzione ufficiale del Lotto a Roma, però, ebbe vita breve.
Papa Benedetto XIII nel 1725 abolì il gioco e con tre diversi editti
ordinò che fossero comminate ai trasgressori severe pene corporali
e pecuniarie. Considerato che le proibizioni non suscitarono nessun effetto,
Benedetto XIII emanò una Costituzione con la quale alle pene temporali
a carico di tutti i partecipanti al gioco aggiunse anche pene spirituali,
quali la sospensione a divinis per gli ecclesiastici e della scomunica
latae sententiae per tutti gli altri (nessuno dei colpiti dalle suddette
pene avrebbe ottenuto il beneficio del Sacramento della confessione con
l'assoluzione, salvo che in pericolo di morte, da altri se non dal solo
Pontefice o con la sua autorizzazione).
Solo dopo quattro anni però il Lotto venne ristabilito e stavolta
definitivamente. Clemente XII infatti, con un suo motu proprio, decretò
che, a partire dal 1732, il Lotto fosse introdotto nuovamente nella città
di Roma e in tutto lo Stato Ecclesiastico, con un nuovo metodo.
Il sistema si basava sulla lista di novanta zitelle nubili romane, scelte
a turno nei vari rioni di Roma. Le cinque sorteggiate ricevevano in dono
la veste nuziale e cinquanta scudi a titolo di sussidio dotale. La gestione
non fu più appaltata, ma affidata direttamente all'Arciconfraternita
di San Girolamo della Carità, fondata da San Filippo Neri, con
garanzia della Camera Apostolica. La sovraintendenza spettò al
Tesoriere Generale. La destinazione degli utili, detratte le spese e i
pagamenti necessari e accantonata una quota a titolo di fondo di riserva
in caso di perdita in qualche estrazione, veniva depositata nella Depositeria
Generale, a libera disposizione del Papa il quale, a sua discrezione,
destinava i sopravanzi in aiuto di varie opere di pietà.
il gioco si diffuse presto negli stati italiani.
Con R.D. del 5 Novembre 1863, n. 1534, il Governo Italiano dichiarò
mantenuto a vantaggio dello Stato il gioco del Lotto.
Fecero seguito numerosi provvedimenti, fino a quando con il D.L. del 19
Luglio 1880, n. 5536, si autorizzò il Governo ad emanare due appositi
decreti per disciplinare le deroghe alla generale proibizione di svolgere
lotterie pubbliche, comminando le soluzioni penali relative in caso di
contravvenzione al divieto, nonché per riunire e coordinare in
un unico testo tutte le disposizioni sino allora emanate in materia di
Lotto.
Attraverso vari riordinamenti della materia, si giunse infine all'ordinamento
contenuto nel D.L. 19 Ottobre 1938, n. 1933, convertito nella legge 5
Giugno 1939, n. 973, e nel relativo regolamento approvato con R.D. 25
Luglio 1940, n. 1077. E' importante notare che nel riordinamento di tutta
la materia, scompare nel testo legislativo la riserva che sino ad allora
era stata posta all'inizio di ogni legge organica sul Lotto, e cioè
che il Lotto pubblico veniva temporaneamente mantenuto a favore dello
Stato.
All'inizio degli anni '80 la struttura organizzativa del servizio del
Lotto rivelava la sua vetustà e sempre più pressante divenne
l'esigenza di una radicale razionalizzazione dei metodi di lavoro secondo
moderni criteri di efficienza, speditezza ed economicità, anche
mediante l'introduzione di strumenti operativi tecnologicamente adeguati.
Alla soddisfazione di detta esigenza, nel quadro della riforma della struttura
dell'amministrazione finanziaria, si ispirarono vari disegni di legge
che, unificati in sede parlamentare, diedero origine alla Legge 2 Agosto
1982, n. 528, sull'Ordinamento del Gioco del Lotto. Con la nuova legge,
il servizio del Lotto, già gestito dallo Stato direttamente per
mezzo di una particolare ripartizione dell'Amministrazione Finanziaria
(Ispettorato Generale per il Lotto e la Lotteria), e i suoi dipendenti
iscritti in apposito ruolo, venne affidato all'Amministrazione Autonoma
dei Monopoli Fiscali, attraverso la capillare rete delle rivendite dei
generi di monopolio, con la flessibilità operativa consentita dalla
sua autonomia contabile.
Fu prevista (art. 12), l'automazione dell'intero servizio con l'introduzione
di apparecchiature elettroniche terminali presso i punti di raccolta delle
scommesse ed il loro collegamento, su canali telefonici, con l'Ufficio
Centrale di Elaborazione in Roma, anche mediante centri intermedi di elaborazione
dei dati, istituiti nei capoluoghi sedi delle ruote di estrazione. Ai
sensi dell'art.14 della citata legge, l'Amministrazione dei Monopoli di
Stato, provvede alla gestione finanziaria del servizio attraverso l'istituzione
nel proprio bilancio di un'apposita rubrica, con opportuna ripartizione
in capitoli, sia dal punto di vista dell'entrata che da quello della spesa.
Immutate rimangono tuttavia la natura e la tecnica fondamentale del gioco,
con l'utilizzazione dei numeri da 1 a 90, su ciascuna delle dieci ruote
(Bari, Cagliari, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino,
Venezia) e la determinazione delle vincite mediante l'estrazione di 5
dei detti numeri per ciascuna ruota. Inoltre le giocate possono anche
essere fatte per una ruota soltanto, ed allora il giocatore deve determinare
una delle dieci ruote alla quale intende giocare. Si possono poi fare
le giocate anche per diverse o tutte le ruote. Per l'estrazione, vengono
imbussolati 90 numeri e ne vengono estratti 5, che sono vincenti. I numeri
sono contenuti in astucci metallici ed introdotti nell'urna, dalla quale
vengono estratti da un bambino bendato ed a braccio nudo.
Le giocate vengono raccolte da speciali uffici (Ricevitorie), istituiti
dall'Amministrazione del Lotto che oggi è affidata a Lottomatica.
SI STIMA CHE OGGI IN ITALIA VI SIANO OLTRE 36.000 RICEVITORIE PER IL GIOCO
DEL LOTTO.
Questo è il lotto oggi, un gioco in continua evoluzione, con una
lunga storia alle spalle e un futuro pieno di sorprese!
Il Lotto è probabilmente il gioco più versatile che esista;
infatti il giocatore ha ampia possibilità di scelta per ciò
che concerne le modalità della puntata.
In pratica si tratta di una scommessa che il giocatore fa nei confronti
del banco (lo Stato), puntando una somma a sua discrezione su quelli che
egli ritiene saranno i numeri estratti. Se indovina gli verrà corrisposta
una somma, variabile a seconda della somma puntata e della formazione
oggetto della scommessa, in caso contrario il banco tratterrà il
capitale investito dal giocatore.
L'obiettivo è quindi di indovinare da uno a cinque numeri (chiamati
ambata o estratto semplice, ambo, terno, quaterna, cinquina) corrispondenti
a quelli che verranno estratti su una o più ruote.
Il gioco del Lotto da sempre promette emozioni, realizza piccoli sogni,
e fa divertire.
Un sogno che hai fatto, il tuo nome, il segno zodiacale ... e puoi ricavare
i numeri, un sistema, qualche statistica e le schedine da giocare.
Manca solo un "pizzico" di fortuna e ... il gioco è fatto!
Vi sono tanti modi di giocare al Lotto, qui ne proponiamo uno molto divertente
chiamato SOFTDREAM!
IL SUPER ENALOTTO
Per vincere un "mare di quattrini" il gioco più ricco
è sicuramente il SuperEnalotto.
Il SuperEnalotto è un gioco basato sui numeri, abbinato alle estrazioni
del Lotto del mercoledì e del sabato, delle quali devi indovinare
i 6 numeri primi estratti delle ruote di Bari, Firenze, Milano, Napoli,
Palermo e Roma.
Ciò che devi fare è semplice: basta scegliere 6 numeri tra
1 e 90. Hai 5 possibilità di vincere, indovinando 6, 5+ numero
jolly, 5, 4 o 3 numeri estratti. Il numero jolly è riferito al
primo estratto della ruota di Venezia.
1. SCEGLI I TUOI NUMERI
Per scegliere i tuoi numeri, marca con un pallino le caselle riportate
sulla scheda. La giocata minima si ottiene marcando 6 numeri su entrambi
i pannelli (2 combinazioni); la giocata massima è di 38.760 combinazioni.
Marcando più di 6 numeri sullo stesso pannello si ottengono più
combinazioni, cioè un sistema.
2. GIOCA LA SCHEDA
Consegna la scheda al tuo ricevitore per la convalida e, prima di dare
la conferma per l'accettazione della giocata, controlla sul visore del
terminale di gioco che l'importo sia corretto. L'importo di una combinazione
(6 numeri) è di 0,50 euro. La giocata minima è di 2 combinazioni,
per un importo complessivo di 1,00 euro.
3. CONSERVA LA SCHEDA/RICEVUTA
Una volta effettuata la giocata, il ricevitore ti riconsegnerà
la scheda e la ricevuta. Controlla sempre che i numeri scelti coincidano
con i numeri stampati e convalidati dal terminale di gioco: a tutti gli
effetti della giocata valgono i numeri stampati dal terminale di gioco
sulla ricevuta. Conserva con cura la ricevuta; è la sola prova
che hai per dimostrare se hai vinto.
4. CONTROLLA SE HAI VINTO
Se hai indovinato 6, 5+ numero jolly, 5, 4 o 3 numeri esatti, hai vinto!
La combinazione vincente sarà comunicata tempestivamente su Televideo,
nella home page in Internet, sul notiziario telefonico interattivo "Pronto
Sisal" (02 62699025), su Sisal TV in ricevitoria e verranno riportati
sul Bollettino Ufficiale Enalotto.
E quale modo migliore di partecipare a questa ricca "lotteria"
coinvolgendo magari amici e parenti se non con un bel CRUCIVERBONE?
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